
– La vita finirà prima che tu te ne accorga Stella. –
È con questa citazione che vi introduco Stella Grant e Will Newman, protagonisti di ” A un metro da te “. I due ragazzi, conosciutisi all’interno delle mura ospedaliere, sono affetti da fibrosi cistica e sono ricoverati al fine di sottoporsi ad una terapia sperimentale che possa prolungare la loro aspettativa di vita.
Ritengo che molti di noi ignorassero l’esistenza di tale malattia fino alla proiezione del film. La fibrosi cistica è la malattia genetica grave più diffusa. La mutazione di un gene definito, quindi, gene alterato snatura le secrezioni di molti organi portando al conseguente danneggiamento dei polmoni, dei bronchi, del pancreas causando insufficienza respiratoria, infezioni ed altre complicazioni.
Nonostante la paura, lo sbigottimento, la sfiducia, il panico ed il malessere, Stella cerca di veicolare e diffondere il suo status e la sua lotta grazie ad un canale YouTube all’interno del quale si mostra vera, profonda, autentica, spontanea, portatrice di una dignità e veemenza disarmanti.
Malgrado l’arrivo di Will sconvolga la vita ed i piani di entrambi, essi dovranno sempre restare ad un metro di distanza l’uno dall’altra. Le regole parlano chiaro: non potranno sfiorarsi. La facoltà di toccarsi è loro negata. Non avranno la possibilità di stringersi. È struggente e inconcepibile, per chi non soffra di questa malattia, avere la persona che ami vicino a te e poterla solamente guardare. Carezzarla unicamente con lo sguardo.
In questa pellicola è rappresentato il vero amore. L’autentica amicizia. I legami profondi che si instaurano in un luogo improbabile. Ma dove le persone non hanno nient’altro che loro stesse: la loro essenza ed il loro io.
Molteplici volte mi sono chiesta dove trovino la grinta, il vigore e la vitalità le persone affette da patologie e malattie così destrutturanti. L’uomo è portato per natura a recriminare, rammaricarsi, dolersi per poca cosa. Ma di fronte ad una testimonianza di tale portata penso che ognuno di noi debba fare una cosa soltanto: tacere. E imparare.

Questa in assoluto è stata la sequenza di immagini che ha portato le mie barriere a sbriciolarsi e a confluire in un pianto catartico. Mostrarsi imperturbabile non ha mai fatto parte del mio essere. Ritengo che le lacrime siano una prerogativa delle persone socialmente e umanamente connesse, presenti. Questo ragazzo, Poe, che fino alla sera prima aveva contribuito a realizzare la festa di compleanno di Will, cercando di non farsi sorprendere dai responsabili del reparto ospedaliero, il giorno dopo ha un’insufficienza respiratoria e crolla a terra, morto. Il mio cuore ha subito una brusca frenata. È stata un’immagine davvero troppo forte e tutta la tensione emotiva che avevo fino ad allora accumulato è sgorgata fuori come un fiume in piena che sradica gli argini.
Stella: – A un metro di distanza ci stai? –
Will: – Ci sto. –