Il Traditore

Liberi di scegliere. Quanto peso diamo a questa menzione? Ci rendiamo veramente conto di quanto sia importante essere fautori della propria vita? Artefici del proprio destino? Burattinai del proprio teatrino?

Ancor prima di interfacciarmi con la durezza ed asprezza nonché magistrale trasposizione cinematografica che, Il traditore, personifica.. avevo assolutamente prediletto il film, interpretato da Carmine Buschini e Alessandro Preziosi, “Liberi di scegliere” ( ‘Ndrangheta – Reggio Calabria ).

Da questa pellicola si evince come L’ Ndrangheta sia un’eredità. Un lascito. Un patrimonio. Oggi usiamo l’espressione ” nascere dalla parte sbagliata ” quando ci riferiamo ai bambini sventurati che vivano situazioni incresciose sparsi nel mondo. Ma non è tanto differente la realtà di coloro i quali nascano all’interno di famiglie affiliate alla Mafia. Il loro destino è segnato. Il sentiero battuto. La strada stabilita.

“Il Traditore” ( Palermo ) narra il cambio di rotta di Tommaso Buscetta, appartenente a Cosa Nostra ma rivestente la funzione di soldato semplice. Come da egli asserito, aveva sempre preferito le donne, al potere; rifiutandosi di scalare la piramide che lo avrebbe portato a conquistare le posizioni assunte da Totò Riina e Pippo Caló.

Verso il termine della proiezione, Favino, il quale presta volto a Buscetta in una interpretazione sbalorditiva, asserirà che egli non si consideri un pentito bensì un tradito. Difatti il titolo del film indicherà sia il ruolo assunto da Buscetta stesso agli occhi degli appartenenti a Cosa nostra e verrà appunto da questi definito un infame, sia la Mafia stessa dal momento che egli evidenzierà l’esser venuti meno tutti quei valori e principi che, quarant’anni prima, lo avevano portato a prestare, giovanissimo, giuramento all’affiliazione.

Ciò che mi sono sempre domandata e ho più volte dichiarato è come sia possibile che, coloro i quali vogliano intraprendere una vita malavitosa, insistano nel circondarsi di affetti. Pur sapendo che costoro costituiranno il loro punto debole. Le prede più facili contro le quali i rivali non esisteranno a scagliarsi. Lezione appresa in prima persona dallo stesso Buscetta dal momento che i due figli maggiori verranno giustiziati dai Corleonesi.

Due scene in particolar modo mi hanno colpita. La prima riguarda i plurimi incontri che si tennero tra Buscetta e il giudice Falcone. Nei confronti di quest’ultimo, Tommaso, inizierà a nutrire una forte stima per quella che egli definirà la ” Testa “del giudice. Il suo modo di ragionare. Di forte impatto è la frase che rivolgerà al giudice stesso:

Dott. Falcone, noi dobbiamo decidere solo una cosa: chi deve morire prima, lei o io.

Buscetta aveva compreso, infatti, che presto o tardi il giudice si sarebbe rivelato un personaggio troppo scomodo per Cosa Nostra. La seconda sequenza che mi ha affranta ed un po’ scossa, evidentemente, è l’attentato a Falcone e sua moglie. La telecamera si trova all’interno della vettura stessa così che allo spettatore sembri di esser catapultato all’interno dell’automobile al momento dell’esplosione. È straziante ed angosciante.

Ma, invero, viene espressa dal Giudice stesso la frase che molto spesso personalmente ho esternato.

Non mi fraintenda, ma ho più paura dello Stato che della mafia.

Non ho mai trovato un divario consistente e considerevole tra le azioni gravi e sbagliate commesse da esponenti e rappresentanti dello Stato e gli affiliati della mafia. I primi sono collocati nelle alte sfere da noi cittadini. Sono, in una qualche maniera, legittimati ad operare per vie irregolari ed abusive. Quanti condannati o penalmente perseguiti o, ancora, sotto processo abbiamo avuto in Parlamento? L’unica differenza è che lo Stato fa tutto alla luce del Sole bene o male.. la Mafia no. La Mafia tesse le sue ragnatele indisturbata. Si espande come una macchia d’olio. Prende denominazioni differenti a seconda dell’aerea territoriale. Falcone tutto questo lo aveva compreso più che bene. Non esistono un innocente ed un colpevole. Non esistono un assolto ed un condannato. Entrambi sono rei seppure in misure e con modalità differenti.

Un altro mio pensiero è sempre stato il seguente. Qualunque scelta tu faccia nella vita, oggettivamente giusta o sbagliata che sia, portala avanti fino in fondo. O meglio. Non rinnegare ciò che è stato e ciò che tu hai scelto di compiere. In questo film il personaggio sicuramente più vigliacco, corrotto, marcio e rivoltante è proprio Pippo Calò. Un Uomo che afferma il falso fino alla fine. Un uomo che ordina ed esegue personalmente l’omicidio di uno dei figli del suo presunto Amico di sempre, Buscetta. Uomo che arriva a negare l’evidenza dei fatti di fronte alle prove. Un codardo. Un infame. Un coniglio.

Io mi aspettavo il ruggito di un leone, ma ho sentito lo squittio di un topo.

Queste esatte parole gli riserverà Tommaso. Una persona che ha negato le atrocità commesse. Ha rinnegato se stesso pur di scampare la prigione. Al momento sta scontando quattro/cinque ergastoli o anche di più.

La verità è che nessuno è più disposto a morire per i propri ideali. O quantomeno a sostenerli fino alla fine. Oramai per convenienza, per spirito di autoconservazione, per “salvarsi la pelle e la faccia ” si è disposti a cambiare partito. A fare tabula rasa di tutto e scegliere la strada più conveniente. Il sentiero già battuto. Le alleanze più vantaggiose. A disconoscere l’amico di sempre. A rinnegare i propri ideali. A tradire la propria gente.

In questo contesto siamo sicuramente all’interno di realtà drammatiche e gravi. Ma non pensiate che tale condotta non si riproponga e riproduca nella vita quotidiana più semplice ed ordinaria. La coerenza, il coraggio e la lealtà sono, attualmente, valori alla deriva. Inesistenti. E troppo sopiti negli animi di quei pochi che probabilmente avrebbero voluto fare la cosa giusta.

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