Una nuova realtà

È apparentemente una mattina come le altre. Eva si desta, si stropiccia gli occhi e cerca la vestaglia. La capigliatura medio lunga le ricade sulle spalle. Tutta scompigliata come al solito. Ma non le importa. Quasi soprappensiero calza le pantofole e si avvicina alla porta che da sulla piccola terrazza. Quell’azzurro così candido e genuino farebbero pensare ad una di quelle giornate estive in cui ci si sveglia presto e frettolosamente si prepara il cestino del picnic per il pranzo da consumare in riva al lago.

Invece, quella mattina, Eva scosta ancora di più le tende ma esita. Sa che oltre la delimitazione del terrazzo non le è permesso inoltrarsi. Poggia la mano sul vetro della portafinestra e la sua mente ritorna al giorno in cui i tg di tutto il mondo avevano annunciato e divulgato la notizia di questo mostro che, inconfessato e celato agli occhi di tutti, mieteva le sue vittime. Indistintamente. Velocemente. Una dopo l’altra cadevano. Le cifre non si arrestavano e la paura e lo sgomento generale ormai dominavano il pianeta. Ciascuno era confinato in casa propria e il tentativo di non lasciarsi pervadere e sopraffare dallo sbigottimento di una condizione generale così similare alla guerra non era per nulla semplice.

Eva girò distrattamente la testa verso il letto.. Ancora tra le braccia di Morfeo, Andrea stava dormendo.

Andrea.. quell’uomo inaspettato che le aveva rubato il cuore e le aveva fatto dono di tutta la dolcezza e l’attenzione di cui, da piccolina, era stata privata. Ardito, aveva abbattuto la corazza, pezzo dopo pezzo. E l’aveva amata. Giorno dopo giorno.

Era avvenuto tutto così in fretta. Dopo la diffusione di quel male, avevano deciso di rifugiarsi nella casa sul lago di lei. Una casa piccolina ma confortevole. Lontana dal terrore che aveva pervaso le grandi città e monopolizzato l’umanità. Questa condizione di forzata reclusione aveva sottratto loro l’indipendenza e la possibilità di evadere. Proprio per questo la convivenza obbligata in uno spazio così ristretto si era rivelata piuttosto difficoltosa sotto alcuni punti di vista. Il non potersi vivere nella normalità di una quotidianità libera da imposizioni e paura aveva moltiplicato i momenti di frustrazione e di tristezza e le discussioni altro non erano che il riflesso di questa nuova realtà.

Ma in cuor suo Eva sapeva che non avrebbe voluto essere con nessun altro. Nonostante le brutte litigate ed i silenzi, Andrea era la sua casa.

E quando la mattina le sue braccia l’afferravano e la cingevano, quasi come un gesto ormai divenuto automatico e protettivo, sapeva che sacrificare una parte di se e della propria libertà, molto spesso dava la possibilità di riscoprire qualche aspetto lasciato a lungo sopito. Dato per scontato, trascurato.

In quel momento uno stormo di uccelli catturò la sua attenzione. La sopravvivenza. Questo pensiero le attraversò la mente. Il cielo può essere un contesto difficile, irto, ricco di predatori, correnti d’aria ed ostacoli. Ma la natura ha insegnato loro un comportamento perfettamente razionale: agire in gruppo. Il comportamento dello stormo è la somma dei comportamenti dei singoli, dove ognuno è chiamato a fare la propria parte.

Un sorriso attraversò il suo volto. Forse ne sarebbero usciti. L’uomo sin dagli albori della società aveva fatto cose grandiose. Quel sacrificio che erano stati chiamati a compiere era indispensabile per la sopravvivenza della specie umana..

In quel momento si accarezzó il ventre. Voleva ardentemente che il mondo si fosse risollevato nel momento in cui le sue forme si fossero fatte più accentuate.

Si girò nuovamente verso Andrea. Non aveva dubbi circa la reazione che egli avrebbe avuto non appena glielo avesse comunicato. Aveva sempre desiderato diventare papà.

Riscostó la tenda, si svestí e riprese il suo posto accanto a lui. In quel momento, quasi avesse avvertito la presenza di lei, le sue braccia la cinsero delicatamente, ed Eva, in quel preciso instante, seppe che sarebbe andato tutto bene.

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