Riflessioni

Oggi non tratterò di alcun film. Alcuna storia condita di happy ending…

Ma la pura e semplice verità. La mia.

Sono fermamente convinta che le persone che incrociamo sul nostro cammino, con le quali entriamo in contatto e condividiamo qualche cosa, siano state poste sul nostro tracciato per un motivo ben preciso. L’errore in cui, sovente, incappiamo è non renderci conto che quella persona significhi molto più di ciò che inizialmente pensiamo. Quante nuvole ti servono per accorgerti del cielo??

Personalmente penso che, talvolta, la consapevolezza di ciò arrivi piano piano.. strada facendo… magari cambiando idea più volte. Inizialmente possono esserci le situazioni più complicate e disparate, le condizioni meno ottimali.. ma poi chiunque deve fare i conti con se stesso…rimanere intrappolati in una storia già finita? In un matrimonio infelice? In una realtà non appagante? Rinunciare alla propria indipendenza gelosamente a lungo custodita? Darsi per vinti e scegliere di continuare quella realtà che, nonostante tutto, appare più comoda e meno rischiosa?

Di solito si dice che se provi qualcosa per qualcuno, devi dirglielo. Smetterla di nasconderti e metterti a nudo. Questo fa paura. Perché dall’altra parte non sai se la persona si approfitterà di questo tuo sentimento, di questo tuo essere vera ed autentica, oppure farà di tutto per non ferirti ed essere sincero. O, ancora meglio, farà di tutto per non perderti. O non perderti del tutto.

Sono sempre stata una ragazza che mette se stessa in tutto ciò che fa, in tutto ciò che prova. Sorvolando il parere altrui, tralasciando i preconcetti e mettendo a soqquadro piani ben costruiti in precedenza.

Ma se si fosse soli in questa lotta? Se l’altra persona non avesse il coraggio di sbaragliare tutto ciò che non è vita per buttarsi a capofitto in qualcosa privo di garanzie ma ricco di sentimento?

Una persona a me cara mi ha detto che è meglio provare sentimenti e soffrire piuttosto che essere aridi e non soffrire mai…

ma fino a che punto una persona deve lottare? Fino a che punto deve cercare di “forzare” le cose o far capire all’altro che con questa persona vorresti tutto? Perfino farti piacere cose che non ti sono mai piaciute prima?

Come fai a spiegargli/le che lo/la vorresti vedere anche solo cinque minuti al giorno, che vorresti raccontagli/le la tua giornata ed i pensieri che ti frullano in testa?

Che quando sei triste e sconfortato/a vorresti trovare riparo in un suo abbraccio?

Che fare l’amore con lui/lei è bellissimo e vorresti fosse solo tuo/a?

Come si fa ad esprimere tutto questo senza spaventare l’altro? Senza risultare opprimenti o folli? E soprattutto, se l’unica a sognarlo fossi tu?

Quindi, molto spesso, rimaniamo in silenzio ed iniziamo a sperare. Attendiamo un cambio di rotta, un colpo di testa… una illuminazione.. una presa di coscienza.. una corsa contro il tempo…

E questa speranza ci rende più sereni. Ci fa sperare che non sia tutto finito. Non sia tutto perduto. Perché alla fine, chi può sapere come andranno le cose? Chi lo sa che le situazioni non mutino più repentinamente di quanto inizialmente si aveva calcolato?

Osa, che a rinunciare sono bravi tutti.

Il meglio di me

Dawson: “Amo come sono quando sono con te, Amanda”
Amanda: “Sei il mio migliore amico, il mio amore più profondo”

Amanda e Dawson si innamorano un’estate, al termine del liceo. Lui nato e cresciuto all’interno di una famiglia violenta, brutale ed abusiva. Di indole completamente diversa, deve sottostare al regime di terrore e raccapriccio instaurato dal padre e perpetrato dai fratelli maggiori. Le armi, la violenza, la manipolazione sono il pane quotidiano che cercano di fargli ingerire ed assimilare. Un giorno, dopo un bruto scontro, Dawson fugge e si nasconde nel garage di Tuck. Questo anziano signore gli darà rifugio: una casa, un punto di riferimento ed un affetto sincero e profondo. La sua nuova sistemazione diventerà, inoltre, il porto sicuro della passione sgorgata tra i due ragazzi.

Ma anche la famiglia di lei non vedrà di buon occhio la liason. Il padre di Amanda arriverà perfino ad offrire soldi al ragazzo perché questi si faccia da parte.

Verso la conclusione dell’estate, un terribile incidente, che condurrà alla morte il migliore amico di Dawson per mezzo della famiglia di lui, segnerà tragicamente ed ineluttabilmente il destino del giovane uomo. Costretto a scontare la pena in prigione, Amanda farà di tutto per restargli accanto ma verrà da lui allontanata.

Amanda: “Pensavi cos’era meglio per me, quando eri tu la cosa migliore per me”
Dawson: “Non potevo chiederti di aspettare, volevi fare tante cose”
Amanda: “Ma io volevo farle con te”
Dawson: “Io non ti meritavo”
Amanda: “Non mi meritavi?! Dawson, non ti rendi conto, quando ero sola, la notte, io volevo te! Ti volevo e piangevo e ti odiavo perché io avrei scelto te a qualunque costo e tu non me l’hai permesso”

Vent’anni dopo o, per la precisione, ventuno…ma chi li conta…. Amanda e Dawson inaspettatamente si ritrovano in quella fatidica cittadina per onorare la morte dell’amico Tuck. La vita aveva dato loro una seconda possibilità. L’opportunità di scoprire che, diversamente da quanto pensasse Dawson, lasciare libera Amanda, lontana da lui, la aveva condotta ad un’esistenza triste, infelice, fatta di muri e di sofferenza. Aveva lasciato il college perché incinta. La prima figlia era morta di malattia. Da quel giorno il suo matrimonio era lentamente naufragato, complici l’alcol e le plurime distrazioni di lui. Ella si era ritrovata in una enorme casa nella più totale solitudine. Rotta. Spezzata. Devastata.

Dawson, per contro, aveva avuto altre donne ma non aveva più amato.

I giorni che seguiranno vedranno riaccendersi quel sentimento a lungo sopito ma mai scomparso. Mai svanito.

“Tu vuoi che io mi innamori nuovamente di te? E quando, esattamente, potrei aver smesso?”

Fa paura. Basta una scelta ” sbagliata ” o che si rivelerà tale, che la pianificazione di una vita intera, muta. E allora ci si trova a dover condurre una vita accomodata. Aggiustata e rammendata alla meglio. Non quella che avevamo sognato, scelto, fortemente voluto.. ma quella che, le circostanze e la mancanza di coraggio, ci hanno portato a preferire o ad assecondare.

Nondimeno Amanda ha dei doveri. Ha un matrimonio ancora in piedi ed figlio in partenza per il college. Con la promessa che Dawson la aspetterà per tutto il tempo necessario, ella riparte. Con il cuore colmo dell’Amore ritrovato. E la speranza che, finalmente, potrà concedersi di viverlo appieno.
Tuttavia la drammatica tragedia che investirà suo figlio, simultaneamente all’omicidio di Dawson da parte del padre di lui, destabilizzano, stravolgono e perturbano ogni cosa. Jasper si salverà proprio grazie al cuore di Dawson – come Amanda scoprirà svariati mesi dopo -. Ma la notizia della morte del suo Amore, la porterà a compiere quella scelta che avrebbe dovuto portare a termine diversi anni prima. Lascerà il marito ed inizierà a lavorare. Si darà, infine, la possibilità di essere felice. Di sentirsi appagata. Mai più prigioniera di una condizione che avrebbe continuato a renderla infelice e non realizzata. Aveva perso tutto, ma aveva avuto la possibilità di amarlo, di nuovo. Si erano ritrovati. Lui l’aveva liberata. Salvata. E, nonostante un’esistenza che li condannava a vivere separati, definitivamente, ella troverà nelle sue ultime parole la forza di reinventarsi.

Quando ti ho rivista ho pensato che fosse la nostra seconda possibilità, tu hai dei doveri e questo lo capisco e vuoi mantenerli, ti amo ancora di più per questo. Spero di rivederti un giorno ma se non dovesse accadere, sappi che questi ultimi giorni sono stati i più belli della mia vita, amo chi sono quando sono con te, Amanda. tu sei la mia migliore amica, il mio amore più grande, tu sei il meglio di me! Per sempre Dawson!

Verosimilmente dovremmo agire più d’istinto e d’impulso piuttosto che razionalmente come spesso siamo portati a fare. Le persone non ci aspettano in eterno.. le occasioni capitano ma con la stessa repentina velocità, svaniscono. La vita ci cambia. Gli eventi ci trasformano. Molto spesso il destino ci allontana e, raramente, ci concede una seconda opportunità e rimane, fermo, a guardare quanti di noi saranno capaci di coglierla. Oltre la paura. Oltre ogni remora. Oltre ogni scrupolo.

Voglio una vita a forma di me

Secondo me le cose più belle sono quelle che fanno più paura. Il sorriso è una curva che raddrizza tutto.

Quanti epiteti ed appellativi usiamo quotidianamente? Con che diritto diamo del ” grasso ” o del ” troppo magro ” alle persone che ci passano di fianco? Sono parole che mettono a disagio. Che provocano malessere, sconforto e sofferenza. Ti fanno sentire inadeguato. Sbagliato. Eppure ne facciamo largo uso. Dio solo sa quanto. Pensiamo che stigmatizzare le persone all’interno di queste etichette, le renda inoffensive ai nostri occhi o renda noi migliori ai loro.

Si entra in un loop tale per colpa del quale rinunciamo a fare attività che normalmente ci avrebbe fatto piacere praticare. Uscire e mescolarci in mezzo alla folla diventa, tutto ad un tratto, indicatore di dolore. Ci sentiamo gli occhi puntati addosso di continuo. Una sorta di scanner a raggi X ininterrottamente attivato sulla nostra persona.

E la cosa è assolutamente futile ed insignificante dal momento che il giudizio delle persone non dovrebbe intaccare la consapevolezza che abbiamo di noi stessi. Eppure ne siamo tutti terribilmente schiavi e dipendenti. Abbiamo bisogno dell’approvazione degli altri. Abbiamo necessità di sentirci accettati.

Al di là del fatto che sia impossibile piacere a tutti e che ci sarà sempre qualcuno di più simpatico, bello e intelligente. E quindi? Dobbiamo sentirci minacciati da costoro? O in generale dalla moltitudine della pluralità dei consociati? Dal parere altrui? Ciò che realmente importa è l’opinione che abbiamo di noi stessi.

La verità è che il ventunesimo secolo ha portato ad una involuzione in questo senso. I social media hanno attirato la nostra attenzione su ciò che PENSIAMO essere perfetto. Siamo giunti a rincorrere l’idea di perfezione che in realtà non esiste. È un’illusione che inseguiamo invano. È come perseguire un unicorno. Non esiste. E tu lo sai. Eppure continui.

In questo film tutto ruota intorno ad un rapporto conflittuale tra una madre, ex reginetta di bellezza, e sua figlia. Willowdean è sicuramente una ragazza di corporatura differente dalla madre e con un’idea di se stessa e della vita completamente sganciata da quella prevalente nella società. Lo scontro si accende al punto da far sì che Will si iscriva al concorso presso il quale sua madre riveste la funzione di presidente della giuria. Quello che all’inizio si ventila essere un tentativo di procurare fastidio al genitore che per anni l’ha sempre fatta sentire ” diversa ” e sbagliata e smascherare i pregiudizi e preconcetti orbitanti intorno ai concorsi di bellezza, si tramuterà nell’occasione per la ragazza di comprendere davvero come ci si possa amare al di là del giudizio di persone terze. Al di là dell’opinione pubblica e al di là dei canoni estetici che la nostra società cerca di propinarci.

La realtà è che la cosa più difficile al mondo è imparare ad amarsi. Il conseguimento del self-love è qualcosa di estremamente complesso, doloroso, il cui raggiungimento può essere pervenuto solamente in prima persona da ciascuno di noi.

La donna è la vera protagonista di questa pellicola. La donna in tutte le sue sfaccettature, fragilità ed insicurezze. Ma anche la guerriera che ogni giorno si sveglia, ogni giorno noncurante deve interfacciarsi con la mentalità molto spesso gretta e limitata dell’uomo. Si, perché sovente è proprio il maschio a spingere la donna a cercare la perfezione. A non bastarsi mai. Sono gli sguardi celeri e furtivi del partner, del fidanzato, dell’amico… i commenti sempre perennemente incentrati sull’aspetto fisico che ci rendono paranoiche, incerte..

Non è forse vero che il complimento più usato è ” sei bella! “; ” come sei figa ” ecc ? Quando mai un ragazzo mira a complimentarsi per qualche tua dote intellettuale?

Oppure non è forse vero che, ad una certa età, ( badate: non tutti ) si tenda a cercare la compagna più giovane, quella senza i segni del tempo, quella che in costume faccia ancora la sua figura, quella che si vuole accanto per far schiattare gli amici di invidia?

Ebbene, nella società di oggi tutto ciò non cambierà. Perché le copertine vengono date alle ragazze con un certo fisico, un certo viso, una certa popolarità. Non raccontiamoci diversamente. Questo è. Ed il film è uno scarso tentativo di farci pensare che alla fine vinca la ragazza ” al di fuori dei canoni”. Che il ragazzo dei nostri sogni sceglierà noi, e non lei. Quella perfetta. Che vedrà al di là dell’involucro che ognuno di noi è.

Non penso ci possa essere una soluzione a tutto ciò. Probabilmente in un’epoca in cui non soffriamo la mancanza dei beni essenziali, in cui abbiamo tutti i comfort che mai avremmo immaginato di possedere, la nostra mente si arena su cose di minor importanza.

Ciò che realmente conta è, però, ognuno con i suoi tempi e le modalità per esso più idonee, riuscire ad apprezzarsi. Ad amarsi. A prescindere che si abbia qualcuno vicino che ci aiuti in ciò. A prescindere da tutto e tutti. Personalmente è la battaglia più complessa che stia portando avanti. Non sto vincendo la guerra. Alcuni giorni va bene, altri giorni va malissimo.

Ma sono fiduciosa che, un giorno, raggiungerò anche io questo stato di benessere mentale e fisico che ciascuna donna deve conquistarsi e salvaguardare gelosamente per sempre.

Il Traditore

Liberi di scegliere. Quanto peso diamo a questa menzione? Ci rendiamo veramente conto di quanto sia importante essere fautori della propria vita? Artefici del proprio destino? Burattinai del proprio teatrino?

Ancor prima di interfacciarmi con la durezza ed asprezza nonché magistrale trasposizione cinematografica che, Il traditore, personifica.. avevo assolutamente prediletto il film, interpretato da Carmine Buschini e Alessandro Preziosi, “Liberi di scegliere” ( ‘Ndrangheta – Reggio Calabria ).

Da questa pellicola si evince come L’ Ndrangheta sia un’eredità. Un lascito. Un patrimonio. Oggi usiamo l’espressione ” nascere dalla parte sbagliata ” quando ci riferiamo ai bambini sventurati che vivano situazioni incresciose sparsi nel mondo. Ma non è tanto differente la realtà di coloro i quali nascano all’interno di famiglie affiliate alla Mafia. Il loro destino è segnato. Il sentiero battuto. La strada stabilita.

“Il Traditore” ( Palermo ) narra il cambio di rotta di Tommaso Buscetta, appartenente a Cosa Nostra ma rivestente la funzione di soldato semplice. Come da egli asserito, aveva sempre preferito le donne, al potere; rifiutandosi di scalare la piramide che lo avrebbe portato a conquistare le posizioni assunte da Totò Riina e Pippo Caló.

Verso il termine della proiezione, Favino, il quale presta volto a Buscetta in una interpretazione sbalorditiva, asserirà che egli non si consideri un pentito bensì un tradito. Difatti il titolo del film indicherà sia il ruolo assunto da Buscetta stesso agli occhi degli appartenenti a Cosa nostra e verrà appunto da questi definito un infame, sia la Mafia stessa dal momento che egli evidenzierà l’esser venuti meno tutti quei valori e principi che, quarant’anni prima, lo avevano portato a prestare, giovanissimo, giuramento all’affiliazione.

Ciò che mi sono sempre domandata e ho più volte dichiarato è come sia possibile che, coloro i quali vogliano intraprendere una vita malavitosa, insistano nel circondarsi di affetti. Pur sapendo che costoro costituiranno il loro punto debole. Le prede più facili contro le quali i rivali non esisteranno a scagliarsi. Lezione appresa in prima persona dallo stesso Buscetta dal momento che i due figli maggiori verranno giustiziati dai Corleonesi.

Due scene in particolar modo mi hanno colpita. La prima riguarda i plurimi incontri che si tennero tra Buscetta e il giudice Falcone. Nei confronti di quest’ultimo, Tommaso, inizierà a nutrire una forte stima per quella che egli definirà la ” Testa “del giudice. Il suo modo di ragionare. Di forte impatto è la frase che rivolgerà al giudice stesso:

Dott. Falcone, noi dobbiamo decidere solo una cosa: chi deve morire prima, lei o io.

Buscetta aveva compreso, infatti, che presto o tardi il giudice si sarebbe rivelato un personaggio troppo scomodo per Cosa Nostra. La seconda sequenza che mi ha affranta ed un po’ scossa, evidentemente, è l’attentato a Falcone e sua moglie. La telecamera si trova all’interno della vettura stessa così che allo spettatore sembri di esser catapultato all’interno dell’automobile al momento dell’esplosione. È straziante ed angosciante.

Ma, invero, viene espressa dal Giudice stesso la frase che molto spesso personalmente ho esternato.

Non mi fraintenda, ma ho più paura dello Stato che della mafia.

Non ho mai trovato un divario consistente e considerevole tra le azioni gravi e sbagliate commesse da esponenti e rappresentanti dello Stato e gli affiliati della mafia. I primi sono collocati nelle alte sfere da noi cittadini. Sono, in una qualche maniera, legittimati ad operare per vie irregolari ed abusive. Quanti condannati o penalmente perseguiti o, ancora, sotto processo abbiamo avuto in Parlamento? L’unica differenza è che lo Stato fa tutto alla luce del Sole bene o male.. la Mafia no. La Mafia tesse le sue ragnatele indisturbata. Si espande come una macchia d’olio. Prende denominazioni differenti a seconda dell’aerea territoriale. Falcone tutto questo lo aveva compreso più che bene. Non esistono un innocente ed un colpevole. Non esistono un assolto ed un condannato. Entrambi sono rei seppure in misure e con modalità differenti.

Un altro mio pensiero è sempre stato il seguente. Qualunque scelta tu faccia nella vita, oggettivamente giusta o sbagliata che sia, portala avanti fino in fondo. O meglio. Non rinnegare ciò che è stato e ciò che tu hai scelto di compiere. In questo film il personaggio sicuramente più vigliacco, corrotto, marcio e rivoltante è proprio Pippo Calò. Un Uomo che afferma il falso fino alla fine. Un uomo che ordina ed esegue personalmente l’omicidio di uno dei figli del suo presunto Amico di sempre, Buscetta. Uomo che arriva a negare l’evidenza dei fatti di fronte alle prove. Un codardo. Un infame. Un coniglio.

Io mi aspettavo il ruggito di un leone, ma ho sentito lo squittio di un topo.

Queste esatte parole gli riserverà Tommaso. Una persona che ha negato le atrocità commesse. Ha rinnegato se stesso pur di scampare la prigione. Al momento sta scontando quattro/cinque ergastoli o anche di più.

La verità è che nessuno è più disposto a morire per i propri ideali. O quantomeno a sostenerli fino alla fine. Oramai per convenienza, per spirito di autoconservazione, per “salvarsi la pelle e la faccia ” si è disposti a cambiare partito. A fare tabula rasa di tutto e scegliere la strada più conveniente. Il sentiero già battuto. Le alleanze più vantaggiose. A disconoscere l’amico di sempre. A rinnegare i propri ideali. A tradire la propria gente.

In questo contesto siamo sicuramente all’interno di realtà drammatiche e gravi. Ma non pensiate che tale condotta non si riproponga e riproduca nella vita quotidiana più semplice ed ordinaria. La coerenza, il coraggio e la lealtà sono, attualmente, valori alla deriva. Inesistenti. E troppo sopiti negli animi di quei pochi che probabilmente avrebbero voluto fare la cosa giusta.

Le pagine della nostra vita

“L’amore più bello è quello che risveglia l’anima e che ci fa desiderare di arrivare più in alto, quello che incendia il nostro cuore e porta la pace nella nostra mente. Questo è quello che tu mi hai dato ed è quello che speravo di darti per sempre.”

Noah e Allie sono due diciassettenni che, contro ogni previsione, si innamorano. I due infatti appartengono a due ceti sociali ben differenti e Noah non è certamente ben visto dai genitori di Allie, i quali auspicano per la figlia un’unione con un uomo facoltoso e di un certo rango.

La loro relazione non durerà molto.. il tempo di un’estate. Ma, d’altro canto, esiste forse un tempo per innamorarsi? Esistono forse un termine minimo o un termine massimo?

Alla conclusione della stagione estiva Allison riparte e Noah, deciso a non perderla, le scriverà una lettera al giorno per un anno intero. Lettere, le quali, verranno intercettate dalla madre di lei.

Nel frattempo, scoppiata la seconda guerra mondiale, Noah parte per il fronte e Allie presta servizio come infermiera volontaria, dove, presso l’ospedale militare, conoscerà un facoltoso avvocato del sud con il quale si fidanzeranno, credendo di aver trovato in lui la felicità e la passione da tempo sopiti.

Tornato dalla guerra Noah acquista, grazie al contributo economico del padre, la casa che tanti anni prima aveva promesso ad Allie che avrebbe interamente ristrutturato e che sarebbe diventato il loro nido d’amore. L’impresa non passa inosservata ed è la stessa Allie, ammutolita ed incredula, a scorgere l’immagine di Noah e della casa, interamente messa a nuovo, sul giornale locale. Istintivamente sale sull’auto e si mette in viaggio verso quel paesino così colmo di ricordi e rimpianti. Dopo un iniziale confronto, durante il quale è la stessa Allie ad accusare Noah di averla dimenticata, non essendo a conoscenza delle lettere a lei sottratte, i due si scoprono ancora innamorati. Ma di un amore più profondo e più maturo. L’indomani la madre di lei si presenterà alla porta, con in mano il pacco di lettere alla figlia mai recapitate e ammetterà le sue colpe: anni addietro si era innamorata perdutamente ella stessa di un uomo di ceto inferiore. Avevano perfino cercato di scappare insieme. Ma la vita, o meglio i pregiudizi della famiglia di lei, si erano interposti. Anne ammette che lo ha amato per tutta la vita.. da lontano e in silenzio. E che non permetterà che la figlia faccia il medesimo errore. Perciò la lascia libera. Libera di decidere e di scegliere della propria vita. Noah e Allie hanno un ultimo furioso litigio.

“- Noah: Perché io voglio te… Io voglio tutto di te, per sempre… Io e te, ogni giorno della nostra vita… Vuoi fare una cosa per me, per favore? Prova ad immaginare la tua vita… Fra 30 anni, 40 anni… Come sarà? Se la vedi con lui vai, vai! Te ne sei andata una volta, sopravviverò anche la seconda, se è quello che realmente vuoi… Ma non scegliere la strada più facile
– Allie: Quale strada facile? Non esiste una stradafacile… Comunque finisco per ferire qualcuno.
– Noah: Smettila di pensare a quello che vogliono gli altri! Non pensare a quello che voglio io, a quello che vuole lui o a quello che vogliono i tuoi… Tu cosa vuoi? Che cosa vuoi?”

La ragazza sembra tornare dal fidanzato. Ma solo per ammettere definitivamente a se stessa, che è sempre stata indissolubilmente legata a Noah. Sceglie lui. E non rimpiangerà mai la sua decisione.

Al termine della pellicola si scoprirà che l’anziano signore intento a raccontare l’intera narrazione sia proprio Noah stesso, che ne narrerà alla moglie Allie, affetta da Alzheimer’s e demenza senile. La loro storia era stata messa nero su bianco dalla donna stessa, agli inizi della malattia, per far che, ascoltandola, ella potesse tornare da lui, nei pochi momenti di lucidità che l’avrebbero investita.

Il film si conclude con un momento di lucidità di Allie che, raggiunta in stanza dal marito, verrà rassicurata da lui. Il loro amore, infatti, farà in modo che sempre, sempre si ritrovino. Conoscerà, invero, la strada di casa. I due vengono trovati, morti, dall’infermiera di turno il mattino seguente, abbracciati.

La vita cambia le cose. Si sa. Ci mette a dura prova e ci pone davanti a delle scelte: continuare la nostra vita indifferente o, sconvolgerne l’assetto, mandare tutto all’aria, rimettersi in gioco, per inseguire quel sentimento repentino ed inaspettato?

Fortunatamente, questi atti di estremo coraggio ed amore, non sono confinati e relegati solamente a film e libri.. ho vissuto questa travolgente scelta d’amore personalmente. Grazie all’esempio che i miei genitori mi hanno dato, ho compreso che in amore si deve osare, esser disposti a rimescolare le carte del mazzo. Contravvenire a consigli e raccomandazioni di persone terze. Andare contro tutto e tutti. Anche qualora le circostanze non siano ottimali.

Perché, alla fine, qual prezzo non si sarebbe disposti a pagare per sentirsi vivi??