I Passi dell’Amore

Una delle mie storie d’amore preferite.. annoverate nella mia Lista assieme a film della portata di ” Le pagine della nostra vita”.

È la storia d’amore improbabile ed inverosimile tra Landon e Jamie, due liceali diametralmente opposti.

Landon è il classico ragazzo popolare del liceo, con tanti “amici” ed un seguito di ragazze non indifferente.

Jamie, d’altro canto, è una ragazza solitaria, terribilmente aggrappata alla sua fede, di saldi principi e appassionata di astronomia, nonché la figlia del Reverendo locale.

In seguito ad una bravata commessa dal suo gruppo, che ha condotto un ragazzo in ospedale, Landon è costretto, dal preside, a partecipare all’annuale recita della scuola. Ciò lo conduce fatalmente tra le braccia di Jamie.

Ma non come penserete voi. No. In modo assolutamente singolare. Landon si avvicina a lei semplicemente per ottenere un aiuto con i copioni della recita. Il tutto assolutamente celato agli occhi degli altri. Di nascosto. Ma, a mano a mano che il ragazzo conoscerà Jamie, riuscirà a demolirne un po’ le barriere e a comprendere come la ragazza, che nasconde un terribile segreto circa la sua condizione di salute, abbia in realtà paura. Paura di innamorarsi. Paura di farlo soffrire dal momento che ella è ben consapevole che la Leucemia non le consentirà di vivere la loro storia d’amore per sempre …paura di mostrarsi agli altri per come veramente essa è.

Landon rappresenta, a mio avviso, un po’ l’essere ” orso ” di tanti di noi. Una persona spavalda, sicura di se grazie alle indubbie distanze che ha posto tra se e gli altri. Non fare avvicinare nessuno ti permette di non soffrire. Conosco più che bene questo modo di agire. Perché, appena abbassi le difese, vieni travolto. Questa ragazza così differente da lui ed inizialmente dallo stesso presa in giro, lo cambierà. Attorno ai due, saranno molte le persone che non appoggeranno la scelta di Landon. Arrivando anche a decidere di abbandonarlo. Per poi comprendere come, gli incontri ed i sentimenti, non siano da noi premeditati ed orchestrati, bensì avvengano. Accadano. Nascerà in lui il desiderio di diventare un uomo migliore. Di cambiare la sua visione delle cose e dei fatti. Si donerà anima e corpo a lei, addirittura sposandola ed arrivando così a coronare il sogno di Jamie. Nella cappella dove, tanti anni prima, suo padre aveva preso in moglie sua mamma.

Le canzoni assolutamente toccanti, bellissime e di trasporto emotivo, cantate dalla stessa Jamie, alias Mandy Moore, rendono il tutto più coinvolgente ed emozionante.

Jamie: Non esistono coincidenze.

La pellicola ci mostra come, in amore, siamo tutti vulnerabili e tutti fragili. Arriviamo a trovarci in balia dell’altro. L’attesa, la preoccupazione, l’ansia diventano parte di noi. I segnali possono essere fraintesi, mal interpretati.. il nostro cuore arriva a battere a velocità impensabili… e nessuno è certo dell’esito.

Fa paura. Eccome se lo fa. Ma ciò che di positivo ed irrefrenabile ne deriva, vale correre il rischio. Vale la pena abbandonarsi al corso degli eventi.

Lanciare il dado, mettersi in gioco, iniziare una nuova partita.

Landon: So che per qualche motivo ogni passo che ho fatto da quando ho imparato a camminare, era un passo verso di te!

Le Ali della libertà

Red: O fai di tutto per vivere, o fai di tutto per morire.

Red e Andy si incontrano all’interno del sito progettato per far deragliare e sabotare ogni forma di speranza e chance: la prigione. Il primo deve scontare l’ergastolo per via di un crimine violento commesso svariati anni addietro. È il contrabbandiere del carcere.

Il secondo, vice direttore di banca, è stato ingiustamente condannato per l’uccisione della moglie e dell’amante di quest’ultima.

Ciò di cui lo spettatore è conscio con fermezza sin dalle prime scene della pellicola è, per l’appunto, l’innocenza del protagonista.

Al di là degli inevitabili orrendi e sgradevoli eventi ed accadimenti che hanno luogo in questo posto dimenticato da Dio e dalla pluralità delle coscienze “sane”, perno della storia è l’amicizia e la stima reciproca che va instaurandosi tra i due personaggi.

All’inizio di questo legame, è la strana richiesta da parte di Andy, di un martelletto e un poster dell’attrice Rita Hayworth procuratogli poi da Red, ad incuriosire lo spettatore.

Inoltre Andy si distinguerà subitamente per le sue doti in ambito finanziario e le capacità intellettive delle quali è indubbiamente dotato e verrà notato dal direttore del carcere, Samuel Norton, il quale gli affiderà un ruolo ben preciso.

Proprio in virtù di questo incarico, gli verrà concessa protezione da parte degli altri carcerati e potrà dar vita ad un progetto per lui molto significativo: riformare la biblioteca. Egli desidera infatti ampliarla. Pertanto otterrà il permesso di appellarsi direttamente al Senato allo scopo di ottenere dei fondi atti al conseguimento di tale obiettivo.

Questa è sommariamente la trama… perché il finale, e ciò che succederà a Brooks, il vecchio bibliotecario, si discostano da quello che è l’intreccio per convertirsi in un grido di denuncia del sistema penale.

Come disse Focault, autore di “Sorvegliare e punire “, gli agenti del controllo sociale e le relative istituzioni che dovrebbero mirare al reinserimento dei detenuti nella società, in realtà creano dei delinquenti e dei soggetti talmente dipendenti da codeste istituzioni al punto da non poter essere capaci di condurre un’esistenza al di fuori di tali mura. Non creano uomini liberi. Non mirano alla emancipazione del prigioniero. Bensì, giorno dopo giorno, vanno costruendo una catena invisibile alla quale essi rimarranno incatenati e subordinati. Eternamente legati. Si parla, per l’appunto, di istituzionalizzazione. Una stigmatizzazione ed un etichettamento sempre più tangibile, palpabile, effettivo.

Brooks, difatti, avendo trascorso in carcere gran parte della sua esistenza, ha timore del mondo esterno. Emblematico è il maldestro tentativo di rimanere all’interno del carcere minacciando, puntandogli un coltello alla gola, un detenuto. A poco varrà questo suo disperato tentativo dal momento che sarà ugualmente rilasciato. Non trascorrerà molto tempo che Red, Andy e il resto del carcerati riceveranno una lettera che annuncerà il suicidio di Brooks. Egli, infatti, non riuscendo ad integrarsi nè ad identificarsi nel cittadino libero che era divenuto, preferirà impiccarsi alla trave del soffitto dell’alloggio che il comitato per la libertà condizionata gli aveva procurato.

Io dico che queste mura sono strane: prima le odi, poi ci fai l’abitudine, e se passa abbastanza tempo non riesci più a farne a meno: sei istituzionalizzato… è la tua vita che vogliono, ed è la tua vita che si prendono. La parte che conta almeno.

Andy, per cercare di vendicare la morte dell’amico e condannare un sistema marcio, corrotto e losco ed una istituzione deleteria, intesterà ogni operazione finanziaria illecita posta in essere ad un soggetto apparentemente inesistente. Egli, di fatto, era stato costretto da Norton, in un’azione di complicità, a riciclare denaro. Si scoprirà, alla fine, che l’identità di questo Stephen corrisponderà ad Andy stesso.

Trascorsi vent’anni, Andy chiede a Red, nel caso di un suo eventuale rilascio, di recarsi presso una grossa quercia nella cittadina di Buxton ed entrare in possesso di ciò che sarà stato lasciato lì appositamente per lui.

Il mattino seguente di Andy non vi è traccia. Scostando il poster, il direttore, le guardie e lo stesso sgomento Red, verranno a conoscenza del fatto che, in maniera estremamente paziente, Andy aveva scavato una lunga galleria nei precedenti vent’anni. La galleria che lo aveva condotto dall’altra parte della prigionia. Lo aveva riportato alla vita. Alla verità. Aveva spalancato le Ali della Libertà. Della sua libertà. Assunta l’identità di Stephen, ben vestito grazie agli abiti che aveva astutamente e abilmente nascosto sotto la divisa, si approprierà del gruzzolo precedentemente depositato presso la banca e invierà ad una testata giornalistica i documenti che avrebbero certificato i traffici illeciti e le prove di diversi omicidi imputabili al direttore.

Dopo 40 anni all’interno di quelle mura, Red viene rilasciato. Ma ha una promessa da mantenere. Raggiungere la quercia. Violare la libertà condizionata ed oltrepassare il confine. Ricordandosi della frase ” o fai di tutto per vivere o fai di tutto per morire “, Red sceglie di vivere. Sceglie la vita. Ben consapevole che lo stato non si sarebbe mobilitato per un vecchio come lui. Per la seconda volta in vita sua ha commesso un crimine: si è riappropriato della sua vita ricongiungendosi con il suo amico, in Messico… specchiandosi nel Pacifico come solo nei sogni aveva immaginato di fare.

Ma alcuni uccelli non sono fatti per la gabbia, questa è la verità. Sono nati liberi e liberi devono essere. E quando volano via ti si riempie il cuore di gioia perché sai che nessuno avrebbe dovuto rinchiuderli. Anche se il posto in cui vivi diventa all’improvviso grigio e vuoto senza di loro.

Questo è senza alcun dubbio un altro dei miei film preferiti. Una di quelle pellicole che non solo guardi, ma senti entrarti dentro. Provi cordoglio, vicinanza, compassione e stima per tutti coloro i quali siano stati privati di una seconda possibilità. Coloro i quali, da innocenti, siano stati confinati ai margini della società. Dove la pluralità dei consociati si dimenticherà della loro esistenza. E dove, da piccoli deliquentelli, si trasformeranno in diavoli.

L’Attimo Fuggente

Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.

Questo film che presto è divenuto un vero e propio cult, narra le vicende di un rivoluzionario professore, John Keating, impersonato dal compianto Robin Williams, il quale viene trasferito nel collegio maschile del New England, Welton.

Subitamente i suoi insegnamenti originali ed anticonformisti scuotono le anime dei suoi allievi, abituati a doversi conformare alle aspettative sociali e delle proprie famiglie. Keating cercherà di insegnare loro come sia fondamentale ” cogliere l’attimo, cogliere la rosa quand’è il momento “.. egli non invita i suoi ragazzi a godere dell’istante finalizzato a se stesso, ad abbandonarsi al piacere bensì, vivere la vita in modo pieno. Senza esistere in sordina, procrastinare, farsi dominare dalla paura. Piuttosto condurre la vita con passione e con la consapevolezza che oggi è il presente, ci appartiene, ma nessuno è certo del proprio futuro. Keating invita, dunque, i ragazzi a tracciare la propria rotta. Non tutte le bussole sono uguali. E non per tutti il “nord” si trova nello stesso punto.

Carpe Diem. Cogliete l’attimo, ragazzi. Rendete straordinarie le vostre vite. Dei due sentieri scelsi il meno battuto per non scoprire in punto di morte che non ero vissuto”

L’invito è quello anche ed eventualmente di sovvertire un sistema antiquato e predeterminato.

Difatti Neil, Todd, Knox, Charlie, Richard, Pitts sono tutti ragazzi che affrontano gli anni del collegio con curiosità, incertezza e cercando di non essere plasmati dal sistema scolastico e familiare che vorrebbe forgiarli a propria immagine e somiglianza: essi infatti sono figli di medici, avvocati ed ingegneri destinati a seguire le orme dei padri. Di conseguenza lo spazio per i sogni, l’affermazione e la scoperta di sè e la scelta in totale autonomia del proprio futuro è ridotta ai minimi termini.

Il rapporto di amicizia tra i ragazzi si salda quando viene rifondata la ” setta dei poeti estinti “. Infatti è proprio attraverso la poesia che essi, alla ricerca della propria strada ed identità, scoprono l’amore per la vita e l’importanza di cogliere le opportunità.

Keating però, ben presto, viene designato come l’elemento di disturbo e di boicottaggio di un sistema e di una società che mirano a sopprimere ogni forma di individualismo e di espressione personale. Proprio quando il regime si fa più pressante e stringente, il giovane Neil trova nel suicidio l’unica via di fuga dal genitore autoritario ed opprimente.

Dopo che l’istituto avrà aperto un’ inchiesta, Keating verrà accusato di aver spinto i ragazzi a sovvertire il sistema.

Emblematico e assolutamente catartico è L’epilogo della pellicola, quando Keating entra nella sua vecchia classe per raccogliere le ultime cose. A quel punto i ragazzi salgono in piedi sui propri banchi. Ma non tutti. Solamente coloro i quali, avendo tratto giovamento dagli insegnamenti del professore, intendono mostragli tutta la stima e l’ammirazione di cui sono capaci. Un sentimento che va ben oltre l’aspetto meramente didattico. La portata del gesto finale vuole essere un ringraziamento verso colui il quale li ha ” salvati ” da una realtà asettica e programmata semplicemente con sentimenti e passione umana. Vengono recitati i famosi versi di Walt Whitman

o capitano mio capitano

… rendete straordinaria la Vostra vita, ragazzi. ‘Che non si vive per accontentare gli altri.

Arrivederci Professore

Spero che i vostri genitori vi abbiano detto che moriremo tutti alla fine! È come se galleggiassimo senza vivere e voi avete un’occasione, afferratela, stringetela, fatela vostra! Non lasciate che vi sfugga neanche un momento!

Cosa fareste se, dall’oggi al domani, la vostra vita fosse sconvolta dalla diagnosi di un tumore al quarto stadio? Questa è la prospettiva che si trova a fronteggiare Richard, alias Johnny Depp, professore di letteratura all’università.

Il regista si affaccia alla complessa e dolorosa tematica della malattia alternando scene indubbiamente spiritose e teatrali a sequenze assolutamente drammatiche e gravi confluendo in una regia semplice ed essenziale.

Sin dalla comprensione della sua condizione, Richard, scatena una pluralità di atti di ribellione contro la mediocrità della vita da lui fino a quel momento condotta. Si lascerà andare ad eccessi ( sperimenta nuove esperienze sessuali , droghe leggere e beve fino a stordirsi).

Questa pellicola che potremmo definire una dark comedy, conduce il professore a comprendere, altresì, che abbia trascorso molti anni della sua vita accanto ad una donna che non ama. Una donna che prova, tra l’altro, piacere nel confessargli la sua infedeltà.

I sei capitoli nei quali la trasposizione è articolata, dovrebbero rappresentare le tappe del percorso di accettazione del professore. Esordendo con la rabbia iniziale, proseguendo con la ribellione e culminando nella totale accettazione nonché rassegnazione alla sua ineluttabile e inesorabile sorte.

È una presa di coscienza sempre più tangibile del valore che la vita ha per ognuno di noi. Improvvisamente ci si rende conto di quante scelte siano state commesse con imponderabilità e avventatezza. Quante persone, soprattutto al giorno d’oggi, preferiscono accompagnarsi piuttosto che svegliarsi soli nel letto? Anziché far fronte alle avversità e ad i problemi inevitabili della vita con le loro sole forze? La realtà odierna è divenuta via via una sempre più pericolosa successione di menzogne, sotterfugi, tradimenti ed illusioni.

L’uomo si accontenta di un amaro e non certamente appagante destino. Correre rischi spaventa. Sovvertire il sistema, sconvolgere un assetto precostituito è impensabile. Ed è soltanto alla fine della sua breve esistenza, come una doccia ghiacciata, che il protagonista si rende conto di dover rompere i suoi schemi. Di dover infrangere quella parvenza di promessa di matrimonio pronunciata tanti anni addietro e mai veramente mantenuta… Di inseguire ciò che realmente gli preme. Dare sfogo ai sentimenti ritrovati. Stimolare i suoi studenti a liberare la loro voce. E, lentamente, strappa il velo di finzione dalla sua vita privata e pubblica.

Quello che personalmente auspico è di non trovarmi mai a dover fingere con me stessa e con gli altri. Di guardarmi allo specchio ed essere sempre orgogliosa della persona che sono. Di non dover scendere a compromessi nè accontentarmi di avere qualcuno al mio fianco e tantomeno condurre una esistenza da me medesima detestata.

La vita è una sola e siamo noi gli sceneggiatori e attori della stessa.

Cyberbully

“E non so perché tutti quanti non fate che odiarmi ma forse, lo so, perché adesso mi odio anch’io!

È con queste parole di Taylor Hillridge aka Emily Osment che voglio trattare la delicata e sempre più frequente nonché scottante tematica del bullismo o cyberbullismo. Quest’ultimo, nello specifico, consiste in aggressioni verbali, insulti, molestie, denigrazioni attraverso il web e strumenti telematici. Sono i cosiddetti ” leoni da tastiera “: coloro i quali riescono a spingere adolescenti vulnerabili e isolati dal resto dei loro coetanei al suicidio o quantomeno a tentarlo.

-No, un attimo. C’è di peggio. Tu hai ragione, il peggio è che continua anche a casa. Non smettono un momento di tormentarti e pensi: non so nemmeno chi sia questa persona, come può dire che disprezza la mia esistenza?-

Nella trasposizione cinematografica la protagonista si trova, dall’oggi al domani, a doversi interfacciare e patire numerosi soprusi e angherie di compagni che arrivano perfino a mettere in circolazione la voce secondo la quale Taylor avrebbe trasmesso una malattia venerea, in seguito ad un rapporto sessuale, ad un suo compagno di scuola.

La ragazza ben presto si trova incastrata in una realtà fittizia mediatica dalla quale non sa come uscirne se non ingurgitando un flacone di pastiglie.

Conosco fin troppo bene la sensazione di detestare se stessi. Guardarsi allo specchio e odiarsi. Voler scappare ma soprattutto celarsi a se stessi. Smettere di essere chi si è. Svegliarsi una mattina e desiderare soltanto di non essere costretti a imboccare i corridoi della scuola sotto lo sguardo puntualmente attento dei compagni che scherniscono, deridono, ti buttano giù i libri o ti chiudono nei bagni lanciandoti addosso assorbenti..

e tu, come Taylor, sei lì a domandarti perché tu non possegga il dono dell invisibilità. Perché tu sia diventata il bersaglio di tutti. Perché l’unicità al giorno d’oggi non costituisca un punto di forza. Perché i ragazzi debbano essere così cattivi. Perché sfoghino le loro frustrazioni su individui apparentemente più fragili.

Questo è ciò che porta Taylor a tentare di togliersi la vita. Questo è ciò che porta Taylor a desiderare di non riaprire più gli occhi per evitare di vedersi continuamente l’etichetta di mostro, di sgualdrina, di infame cucita addosso. Per non dover più disappannare lo specchio del bagno e riflettersi in quel quadro di Picasso che è la propria faccia.

Ciò di cui il film non parla sono gli strascichi che ti accompagnano per tutta la vita. Devi fare a pugni col tuo passato ogni giorno per cercare di affermare la tua nuova persona. Qualcuno che è risorto dalle ceneri e si è ripromesso che niente e nessuno potrà più farlo a pezzi o fargli dubitare di se stesso. Devi lottare con l’idea sbagliata che hai di te stesso. Un’idea che non collima minimamente con la percezione che gli altri hanno di te.

Il messaggio che si intende veicolare, al di là della denuncia sociale, è che poi passa. Perché, per quanto non riuscirai a voltare pagina nell’immediato, lo scenario muterà. E, cosa più importante, a cambiare sarai tu. Perché si hanno solo due possibilità: soccombere o reagire e diventare, molto probabilmente, una persona talmente corazzata da non far avvicinare nessuno mai abbastanza. Per tutelarti. Per dare modo alle ferite di rimarginarsi ..per impedire a te stesso di aprirti e renderti così vulnerabile, una seconda volta.

… ma vi prometto che andrà meglio. Andrà addirittura bene, alle volte. E voi sarete stati dei guerrieri.

“Quando hanno iniziato a parlare male di me, mi sono sentita come un mostro. Come se io fossi l’unica, come se fosse colpa mia quello che mi succedeva. Ma oggi ho scoperto che la stessa cosa è successa ad altre persone, persone molto normali.”