Le Ali della libertà

Red: O fai di tutto per vivere, o fai di tutto per morire.

Red e Andy si incontrano all’interno del sito progettato per far deragliare e sabotare ogni forma di speranza e chance: la prigione. Il primo deve scontare l’ergastolo per via di un crimine violento commesso svariati anni addietro. È il contrabbandiere del carcere.

Il secondo, vice direttore di banca, è stato ingiustamente condannato per l’uccisione della moglie e dell’amante di quest’ultima.

Ciò di cui lo spettatore è conscio con fermezza sin dalle prime scene della pellicola è, per l’appunto, l’innocenza del protagonista.

Al di là degli inevitabili orrendi e sgradevoli eventi ed accadimenti che hanno luogo in questo posto dimenticato da Dio e dalla pluralità delle coscienze “sane”, perno della storia è l’amicizia e la stima reciproca che va instaurandosi tra i due personaggi.

All’inizio di questo legame, è la strana richiesta da parte di Andy, di un martelletto e un poster dell’attrice Rita Hayworth procuratogli poi da Red, ad incuriosire lo spettatore.

Inoltre Andy si distinguerà subitamente per le sue doti in ambito finanziario e le capacità intellettive delle quali è indubbiamente dotato e verrà notato dal direttore del carcere, Samuel Norton, il quale gli affiderà un ruolo ben preciso.

Proprio in virtù di questo incarico, gli verrà concessa protezione da parte degli altri carcerati e potrà dar vita ad un progetto per lui molto significativo: riformare la biblioteca. Egli desidera infatti ampliarla. Pertanto otterrà il permesso di appellarsi direttamente al Senato allo scopo di ottenere dei fondi atti al conseguimento di tale obiettivo.

Questa è sommariamente la trama… perché il finale, e ciò che succederà a Brooks, il vecchio bibliotecario, si discostano da quello che è l’intreccio per convertirsi in un grido di denuncia del sistema penale.

Come disse Focault, autore di “Sorvegliare e punire “, gli agenti del controllo sociale e le relative istituzioni che dovrebbero mirare al reinserimento dei detenuti nella società, in realtà creano dei delinquenti e dei soggetti talmente dipendenti da codeste istituzioni al punto da non poter essere capaci di condurre un’esistenza al di fuori di tali mura. Non creano uomini liberi. Non mirano alla emancipazione del prigioniero. Bensì, giorno dopo giorno, vanno costruendo una catena invisibile alla quale essi rimarranno incatenati e subordinati. Eternamente legati. Si parla, per l’appunto, di istituzionalizzazione. Una stigmatizzazione ed un etichettamento sempre più tangibile, palpabile, effettivo.

Brooks, difatti, avendo trascorso in carcere gran parte della sua esistenza, ha timore del mondo esterno. Emblematico è il maldestro tentativo di rimanere all’interno del carcere minacciando, puntandogli un coltello alla gola, un detenuto. A poco varrà questo suo disperato tentativo dal momento che sarà ugualmente rilasciato. Non trascorrerà molto tempo che Red, Andy e il resto del carcerati riceveranno una lettera che annuncerà il suicidio di Brooks. Egli, infatti, non riuscendo ad integrarsi nè ad identificarsi nel cittadino libero che era divenuto, preferirà impiccarsi alla trave del soffitto dell’alloggio che il comitato per la libertà condizionata gli aveva procurato.

Io dico che queste mura sono strane: prima le odi, poi ci fai l’abitudine, e se passa abbastanza tempo non riesci più a farne a meno: sei istituzionalizzato… è la tua vita che vogliono, ed è la tua vita che si prendono. La parte che conta almeno.

Andy, per cercare di vendicare la morte dell’amico e condannare un sistema marcio, corrotto e losco ed una istituzione deleteria, intesterà ogni operazione finanziaria illecita posta in essere ad un soggetto apparentemente inesistente. Egli, di fatto, era stato costretto da Norton, in un’azione di complicità, a riciclare denaro. Si scoprirà, alla fine, che l’identità di questo Stephen corrisponderà ad Andy stesso.

Trascorsi vent’anni, Andy chiede a Red, nel caso di un suo eventuale rilascio, di recarsi presso una grossa quercia nella cittadina di Buxton ed entrare in possesso di ciò che sarà stato lasciato lì appositamente per lui.

Il mattino seguente di Andy non vi è traccia. Scostando il poster, il direttore, le guardie e lo stesso sgomento Red, verranno a conoscenza del fatto che, in maniera estremamente paziente, Andy aveva scavato una lunga galleria nei precedenti vent’anni. La galleria che lo aveva condotto dall’altra parte della prigionia. Lo aveva riportato alla vita. Alla verità. Aveva spalancato le Ali della Libertà. Della sua libertà. Assunta l’identità di Stephen, ben vestito grazie agli abiti che aveva astutamente e abilmente nascosto sotto la divisa, si approprierà del gruzzolo precedentemente depositato presso la banca e invierà ad una testata giornalistica i documenti che avrebbero certificato i traffici illeciti e le prove di diversi omicidi imputabili al direttore.

Dopo 40 anni all’interno di quelle mura, Red viene rilasciato. Ma ha una promessa da mantenere. Raggiungere la quercia. Violare la libertà condizionata ed oltrepassare il confine. Ricordandosi della frase ” o fai di tutto per vivere o fai di tutto per morire “, Red sceglie di vivere. Sceglie la vita. Ben consapevole che lo stato non si sarebbe mobilitato per un vecchio come lui. Per la seconda volta in vita sua ha commesso un crimine: si è riappropriato della sua vita ricongiungendosi con il suo amico, in Messico… specchiandosi nel Pacifico come solo nei sogni aveva immaginato di fare.

Ma alcuni uccelli non sono fatti per la gabbia, questa è la verità. Sono nati liberi e liberi devono essere. E quando volano via ti si riempie il cuore di gioia perché sai che nessuno avrebbe dovuto rinchiuderli. Anche se il posto in cui vivi diventa all’improvviso grigio e vuoto senza di loro.

Questo è senza alcun dubbio un altro dei miei film preferiti. Una di quelle pellicole che non solo guardi, ma senti entrarti dentro. Provi cordoglio, vicinanza, compassione e stima per tutti coloro i quali siano stati privati di una seconda possibilità. Coloro i quali, da innocenti, siano stati confinati ai margini della società. Dove la pluralità dei consociati si dimenticherà della loro esistenza. E dove, da piccoli deliquentelli, si trasformeranno in diavoli.

Un pensiero riguardo “Le Ali della libertà

  1. Assolutamente uno dei film da annoverare tra gli imperdibili. ..le sensazioni che trasmette sono di un tale impatto emotivo che difficilmente puoi scordarle.
    Sentimenti si scontrano ed incontrano in un connubio che pare non aver segreti.
    Magistrale e grazie ancora una volta alla nostra scrittrice che sceglie e coglie nel segno.

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