Voglio una vita a forma di me

Secondo me le cose più belle sono quelle che fanno più paura. Il sorriso è una curva che raddrizza tutto.

Quanti epiteti ed appellativi usiamo quotidianamente? Con che diritto diamo del ” grasso ” o del ” troppo magro ” alle persone che ci passano di fianco? Sono parole che mettono a disagio. Che provocano malessere, sconforto e sofferenza. Ti fanno sentire inadeguato. Sbagliato. Eppure ne facciamo largo uso. Dio solo sa quanto. Pensiamo che stigmatizzare le persone all’interno di queste etichette, le renda inoffensive ai nostri occhi o renda noi migliori ai loro.

Si entra in un loop tale per colpa del quale rinunciamo a fare attività che normalmente ci avrebbe fatto piacere praticare. Uscire e mescolarci in mezzo alla folla diventa, tutto ad un tratto, indicatore di dolore. Ci sentiamo gli occhi puntati addosso di continuo. Una sorta di scanner a raggi X ininterrottamente attivato sulla nostra persona.

E la cosa è assolutamente futile ed insignificante dal momento che il giudizio delle persone non dovrebbe intaccare la consapevolezza che abbiamo di noi stessi. Eppure ne siamo tutti terribilmente schiavi e dipendenti. Abbiamo bisogno dell’approvazione degli altri. Abbiamo necessità di sentirci accettati.

Al di là del fatto che sia impossibile piacere a tutti e che ci sarà sempre qualcuno di più simpatico, bello e intelligente. E quindi? Dobbiamo sentirci minacciati da costoro? O in generale dalla moltitudine della pluralità dei consociati? Dal parere altrui? Ciò che realmente importa è l’opinione che abbiamo di noi stessi.

La verità è che il ventunesimo secolo ha portato ad una involuzione in questo senso. I social media hanno attirato la nostra attenzione su ciò che PENSIAMO essere perfetto. Siamo giunti a rincorrere l’idea di perfezione che in realtà non esiste. È un’illusione che inseguiamo invano. È come perseguire un unicorno. Non esiste. E tu lo sai. Eppure continui.

In questo film tutto ruota intorno ad un rapporto conflittuale tra una madre, ex reginetta di bellezza, e sua figlia. Willowdean è sicuramente una ragazza di corporatura differente dalla madre e con un’idea di se stessa e della vita completamente sganciata da quella prevalente nella società. Lo scontro si accende al punto da far sì che Will si iscriva al concorso presso il quale sua madre riveste la funzione di presidente della giuria. Quello che all’inizio si ventila essere un tentativo di procurare fastidio al genitore che per anni l’ha sempre fatta sentire ” diversa ” e sbagliata e smascherare i pregiudizi e preconcetti orbitanti intorno ai concorsi di bellezza, si tramuterà nell’occasione per la ragazza di comprendere davvero come ci si possa amare al di là del giudizio di persone terze. Al di là dell’opinione pubblica e al di là dei canoni estetici che la nostra società cerca di propinarci.

La realtà è che la cosa più difficile al mondo è imparare ad amarsi. Il conseguimento del self-love è qualcosa di estremamente complesso, doloroso, il cui raggiungimento può essere pervenuto solamente in prima persona da ciascuno di noi.

La donna è la vera protagonista di questa pellicola. La donna in tutte le sue sfaccettature, fragilità ed insicurezze. Ma anche la guerriera che ogni giorno si sveglia, ogni giorno noncurante deve interfacciarsi con la mentalità molto spesso gretta e limitata dell’uomo. Si, perché sovente è proprio il maschio a spingere la donna a cercare la perfezione. A non bastarsi mai. Sono gli sguardi celeri e furtivi del partner, del fidanzato, dell’amico… i commenti sempre perennemente incentrati sull’aspetto fisico che ci rendono paranoiche, incerte..

Non è forse vero che il complimento più usato è ” sei bella! “; ” come sei figa ” ecc ? Quando mai un ragazzo mira a complimentarsi per qualche tua dote intellettuale?

Oppure non è forse vero che, ad una certa età, ( badate: non tutti ) si tenda a cercare la compagna più giovane, quella senza i segni del tempo, quella che in costume faccia ancora la sua figura, quella che si vuole accanto per far schiattare gli amici di invidia?

Ebbene, nella società di oggi tutto ciò non cambierà. Perché le copertine vengono date alle ragazze con un certo fisico, un certo viso, una certa popolarità. Non raccontiamoci diversamente. Questo è. Ed il film è uno scarso tentativo di farci pensare che alla fine vinca la ragazza ” al di fuori dei canoni”. Che il ragazzo dei nostri sogni sceglierà noi, e non lei. Quella perfetta. Che vedrà al di là dell’involucro che ognuno di noi è.

Non penso ci possa essere una soluzione a tutto ciò. Probabilmente in un’epoca in cui non soffriamo la mancanza dei beni essenziali, in cui abbiamo tutti i comfort che mai avremmo immaginato di possedere, la nostra mente si arena su cose di minor importanza.

Ciò che realmente conta è, però, ognuno con i suoi tempi e le modalità per esso più idonee, riuscire ad apprezzarsi. Ad amarsi. A prescindere che si abbia qualcuno vicino che ci aiuti in ciò. A prescindere da tutto e tutti. Personalmente è la battaglia più complessa che stia portando avanti. Non sto vincendo la guerra. Alcuni giorni va bene, altri giorni va malissimo.

Ma sono fiduciosa che, un giorno, raggiungerò anche io questo stato di benessere mentale e fisico che ciascuna donna deve conquistarsi e salvaguardare gelosamente per sempre.

Un pensiero riguardo “Voglio una vita a forma di me

  1. Altro tema delicato, complesso, infinito. ..
    Sviscerato nella sua più intima realtà che brucia e scotta, ma che spesso lascia soli e storditi.
    Film dalla cornice luccicante e dai significati unici e toccanti.
    Un commento caldo e positivo per un possibile futuro senza etichette.
    Ancora una volta grazie.

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