Sleepers

Devi coltivarla la cattiveria e costruirci una vita sopra.

Shakes, Micheal, Tommy e John sono quattro amici che vivono a Hell’s Kitchen, uno dei quartieri meno abbienti di Manhattan. Costretti ad essere testimoni della vita malavitosa cui il quartiere tacitamente da rifugio, i ragazzi trovano conforto nell’amicizia reciproca e nel fatto che i residenti vengano, nonostante tutto, tutelati. Una delle pochissime persone con cui scelgono di relazionarsi è padre Roberto, un prete con un passato da delinquente ma redentosi.

Un giorno d’estate, i 4, per rubare degli hot dog al proprietario del carretto, accidentalmente uccidono un signore intento ad uscire dalla metropolitana facendogli precipitare addosso il carrello.

Senza alcun tipo di riluttanza o tentennamento, vengono rinchiusi per un anno e mezzo al riformatorio Wilkinson. Ora, sappiamo benissimo che la funzione del riformatorio dovrebbe essere, per l’appunto, quella di riformare, di rieducare e reintegrare nella società individui che abbiano appreso dai loro errori e che siano pronti a relazionarsi nuovamente con i consociati.

Ma come potrebbe svolgere questa funzione il carcere minorile, quando, per l’intera durata della detenzione, i ragazzi verranno sottoposti ad abusi sessuali e violenze per mano dei secondini e del capogruppo Sean Nokes?? Come si fa a acquietare dei ragazzini che, tendendo l’orecchio, avrebbero sentito nel corridoio quei passi avvicinarsi fino alla loro cella ogni notte?? Come fai a placare l’animo di costoro costretti a subire il peggio che una persona possa immaginare? Inermi, sofferenti, umiliati e derisi.

Non si può. Non c’è guarigione. Arrivano a vergognarsene a tal punto che decidono non avrebbero rivelato nulla di tutto ciò ad alcuno.

14 anni dopo, John e Tommy sono a capo della malavita: tossicodipendenti e serial killer. Si imbattono, una notte, in Sean Nokes. Egli, intento a consumare la sua cena in un pub malfamato, non li riconosce subito. Ma, successivamente, asserirà che agire nei loro confronti come ha fatto era finalizzato a farli divenire uomini. Dopo avergli finalmente detto tutto ciò che si erano tenuti dentro per così tanto, lo giustiziano a sangue freddo.

Ora, come si può contestare un atto del genere? Come si può assumere le vesti del moralista o “dell’avvocato del diavolo” e condannare un’azione tanto cruenta ? Personalmente ritengo che Tommy e John abbiano fatto più che bene. Nokes si era dimostrato per quello che era. Nonostante fossero trascorsi tanti anni, nemmeno un velo di rimorso aveva attraversato il suo volto. Che senso aveva permettere ad un mostro del genere di continuare a respirare? A fare del male ad altri? Farlo andare a letto la notte tranquillo?

È vero che il concetto di – giustizia privata – è morto e sepolto da tempo… ma ritengo che non sia moralmente corretto che tanti rimangano impuniti. Soprattutto dopo aver cagionato danni di questa portata.

I due esecutori andranno a processo. Ma, ed è qui che viene il bello, Michael assumerà il ruolo di procuratore della controparte ma il tutto come risultato di una mossa strategica minuziosamente studiata e realizzata. L’avvocato di Tommy e John verrà istruito circa le domande da porre in aula, proprio da Michael. Al termine del dibattimento, infatti, egli vuole assicurare agli amici la totale assoluzione.

Verranno ascoltati e condannati tutti i sorveglianti che avevano praticato gli abusi in quegli anni. Alla fine, a scagionare i due imputati, sarà proprio padre Roberto. Perché, chi non crederebbe alle parole di un Uomo di Dio?? Ma questo solamente in seguito a cioè che Shakes gli avrà raccontato sugli avvenimenti di quei 18 mesi.

Un certo numero di detenuti, anche se si comportavano da duri durante la giornata, spesso si addormentavano piangendo, la sera. C’erano anche altri pianti e diversi da quelli indotti dalla paura e dalla solitudine. Erano più bassi e soffocati: la voce dell’angoscia. Pianti che possono cambiare il corso di una vita. Pianti che una volta sentiti non li cancelli più dalla memoria.

I quattro amici sono nuovamente riuniti. E viene finalmente fatta luce sulla posizione ed il ruolo di Michael. L’ultima scena del film, la mia preferita, è malinconica, spensierata ed allo stesso tempo tragica. Michael, John, Shakes e Tommy cenano insieme per quella che si rivelerà essere l’ultima volta, attorno ad una tavola, intonando cori e ridendo. In quel momento tutti e quattro sono sereni. Si lasciano il passato, momentaneamente, alle spalle.

Ma il destino aveva già scritto la parola fine per Tommy e John. Quattordici anni prima il fato si era manifestato. Era insorto. Aveva tirato i giusti fili per determinare tutta la serie di scelte e conseguenze delle quali sarebbero stati, ineluttabilmente, investiti. I due ragazzi prosciolti, infatti, moriranno prima di aver compiuto trent’anni. Michael si ritirerà in campagna, in Inghilterra, solo.

Le loro vite sono state spezzate al riformatorio Wilkinson. Un posto che avrebbbe dovuto tutelarli. Salvarli. In verità ha plasmato il pericoloso carattere di due componenti della banda e rovinato per sempre l’avvenire di tutti e quattro.

Fa molto riflettere come, una bravata, trasformerà quattro ragazzini spaventati e sicuramente privi della stoffa del criminale, in individui di tutt’altro stampo. Come chi entra, ancora oggi, nelle istituzioni carcerarie, ne esca istruito circa una gamma di reati molto più ampia. L’abbrutimento e la sofferenza patita non possono certo influire positivamente su una persona. Il dolore ed i torti ti induriscono. Ti inaridiscono. Innalzi muri. Diffidi di tutti. Ed, alla fine, sei il risultato diametralmente opposto di ciò cui lo Stato avrebbe dovuto mirare.

D’altronde, siamo tutti il risultato di ciò che abbiamo vissuto.

Un pensiero riguardo “Sleepers

  1. Come una bravata possa cambiare e stravolgere la vita di quattro giovani…. drammatico, commovente, emozionante….film che è un pugno nello stomaco.
    Condivido l’opinione espressa e assisto inerte a la totale assenza di fuga dalle vite oramai segnate.
    Impossibile non rimanere scossi durante la visione.

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