Knock knock

Di nuovo lo stesso crepitìo.

Bea istintivamente alzò di scatto la testa in direzione della portafinestra.

Le sembrava che il rumore provenisse dal capanno degli attrezzi. Al di là dell’aiuola delle noisette da poco fiorite.

Il sole era tramontato e l’imbrunire aveva pian piano preso il posto della luce incupendo ogni centimetro di campo sino al dondolo che oscillava mosso dalla brezza serale.

Il frinire delle cicale ritmava una nenia che Bea conosceva molto bene.

Mosse titubante qualche passo in direzione degli scuri. Il suo sguardo vagò senza meta da sinistra a destra. Ad un certo momento il suo campo visivo si restrinse concentrandosi in un punto poco oltre il capanno.

Qualcosa di scintillante aveva richiamato la sua attenzione. Bea socchiuse gli occhi cercando di mettere a fuoco.

D’un tratto comprese cosa fosse quel luccicare: la lama di un coltello spiccava nell’oscurità e pareva una estensione dell’uomo.

Sbarrati gli occhi le morirono le parole in gola.

Indietreggiò quel tanto da sbattere contro il tavolino dietro di lei e rovesciare il contenuto del calice di vino. Distratta da tale frastuono e dal conseguente sgocciolio, distolse lo sguardo, disorientata. Quasi risvegliata da un episodio di transfert.

Ultimato di pulire a terra, ritornò con gli occhi ad indagare fuori. Non vide nulla. Un brivido le attraversò la schiena.

D’un tratto qualcuno bussò alla porta.

Trasalì.

Un pensiero riguardo “Knock knock

Scrivi una risposta a Antonella Vella Cancella risposta